“Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi. Cercate di dare un senso a quello che vedete e chiedetevi cosa permette all’universo di esistere. Siate curiosi. E per quanto difficile possa apparire la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare e in cui si può riuscire.” Stephen Hawking
Questa è la frase con cui iniziava la mia tesina di terza media e con cui, oggi, penso sia non solo doveroso, ma profondamente coerente concludere il mio percorso del quinto anno di scuola superiore.
Sono Urraro Silvio, risiedo a San Giuseppe Vesuviano e frequento l’ISIS Leonardo da Vinci di Poggiomarino. Sono qui oggi per presentarmi, ma soprattutto per condividere con voi il filo conduttore di un viaggio intellettuale e personale che mi ha portato fino a questo momento così importante.
Se dovessi descrivere chi sono attraverso ciò che mi appassiona, direi che sono una persona che non si accontenta delle risposte superficiali. Cerco costantemente di comprendere il mondo non solo per come appare, ma per come funziona intrinsecamente, nei suoi ingranaggi più nascosti.

Questa curiosità profonda mi ha guidato negli anni verso lo studio della matematica e della fisica, e ha reso naturale la scelta di questo specifico indirizzo di studi. Nelle leggi della fisica e nel rigore della matematica non ho trovato solo formule da memorizzare, ma un vero e proprio linguaggio universale con cui decodificare la realtà che mi circonda.
Nel tempo, questa scelta scolastica e culturale ha plasmato il mio modo di pensare. Il percorso del quinquennio ha trasformato la mia inclinazione naturale in una solida attitudine al problem solving. Ho imparato che un problema non è un ostacolo insormontabile, ma un insieme di variabili da analizzare, scomporre e risolvere attraverso la logica e il ragionamento strutturato.
La scuola mi ha dato gli strumenti, ma il percorso mi ha regalato qualcosa di più grande: ha rafforzato la mia curiosità e mi ha insegnato l’importanza dello spirito critico. Oggi non mi limito ad assimilare nozioni; sento il bisogno di riflettere e di applicare attivamente ciò che ho imparato al mondo esterno, che si tratti di analizzare un fenomeno naturale, di comprendere l’automazione digitale o di interpretare i cambiamenti della società in cui viviamo.

Arrivo a questo esame con la consapevolezza di chi ha costruito un bagaglio non solo di conoscenze, ma di competenze spendibili per il futuro. E per questo, nel congedarmi e nel dare inizio al mio colloquio, mi piace pensare che la mia crescita sia racchiusa proprio in quelle parole da cui sono partito cinque anni fa, oggi arricchite da una nuova maturità